Molti professionisti anche in gamba hanno il terrore degli errori di battitura.
Temono di sembrare stupidi, distratti, sciatti, un-professional.
In realtà, al netto di scivoloni che modificano il senso delle frasi, e al netto di analfabeti funzionali che sbrodolano un orrore grammaticale ogni 3×2, un refuso qui e là male non fa.
Anzi, visti i tempi, può essere un valore aggiunto.
I motivi?
Ce ne sono tanti, ma qui te ne riporto 3.
1. I refusi sono ciò che ci rende umani
Quando sbaglia, solitamente l’AI s’inventa le parole, ma non fa errori di battitura.
Le persone sì.
E vedere un testo con due spazi attaccati, due punti uno dietro l’altro, l’accento sbagliato sulla parola “perché” e altre cazzatine simili sono la prova che qualcuno si è messo lì e ha per lo meno rilavorato un testo con le sue zampacce.
Cosa che le persone, di solito, tendono ad apprezzare.
Di sicuro più dei testi grigi, senz’anima e sempre con la stessa struttura, copincollati paro paro da gippitì, Claude e soci.
Non sto dicendo che usare l’AI sia sbagliato, eh.
La uso anche io, per accelerare i tempi quando devo scrivere testi lunghi come pagine di vendita o articoli per i miei clienti.
Ma quando lo faccio, rileggo e rilavoro il tutto per “umanizzarlo”.
E soprattutto, quando devo scrivere email:
- che siano “personality-driven”, ovvero trasmettano il pensiero e la personalità della persona che sta dietro l’azienda
- e che contengano il triangolo più secsi del content marketing (vendita+contenuto+intrattenimento)
faccio prima a scriverle alla vecchia maniera.
I refusi?
Ogni tanto ci scappano, ma non fanno altro che confermare che dietro a quel testo c’è stato l’effort di qualcuno, non uno sciatto copincollare il non-pensiero di un robot.
2. I refusi aumentano l’engagement
Oh, yes.
Sia perché, appunto, le persone riconosceranno che il testo è stato iscritto da una persona e non da una macchina, sia perché al contenuto in questione, sia esso un post, una mail, un articolo, risponderà inevitabilmente qualche grammar nazi.
E se il contenuto è un post o una mail, questo farà salire le interazioni.
Al che tu potresti dire “Ma l’engaggemend è una metrica fuffa da agenzia di marketing fuffa!”
Sì e no.
Se è vero che nessun direttore di banca accettera mai un deposito di like, e nessun fornitore accetterà mai un pagamento in impression, l’aumento dell’engagement significa che il tuo post raggiungerà più persone.
E se è una mail, tutte le persone che ti risponderanno indinniate faranno salire la deliverability delle mail future.
Grazie dell’engagement gratuito, Crusca!
Addirittura ci sono esperti di copywriting che consigliano di infilare apposta dei refusi, per aumentare l’engagement e triggerare i grammar nazi.
(Io non sono ancora arrivato a tanto, mi bastano già i refusi che faccio, più i neologismi che mi invento di tanto in tanto)
Al di là di questo, c’è un altro motivo importante per non ossessionarsi di fronte a un errorino.
Un motivo che, al solo pensarlo, mi fa venir voglia di far crescere dei bei baffoni a manubrio, e di saltare in groppa a un toro.

“Vi vedo che scrivete lenti!”
3. I soldi amano la velocità
Vuoi che sia tutto perfetto e che non ci siano refusi?
Va bene.
Questo significa che ti devi rileggere 10 volte quello che hai scritto, e farlo a distanza di giorni da quando l’hai scritto.
Ovvero, non puoi lavorare sotto data, ma devi preparare i testi con largo anticipo, e aspettare.
E se vuoi la prova che sia tutto ok, devi far ricontrollare il testo da altre persone che non abbiano l’attenzione compromessa dal fatto di averlo scritto.
Perché il fatto che siamo ciechi ai nostri difetti e bravissimi a individuare quelli degli altri vale anche per i testi scritti.
Il costo della perfezione è quindi l’inefficienza.
Per chi ha tanti soldi e può permettersi di perdere tempo, è ok.
Ma per chi vuole far valere ogni minuto, non ne vale la pena.
Io?
Il mio motto è: meglio produrre più contenuti, che produrre contenuti perfetti.
Di base, so che:
- più scrivo, più idee mi vengono
- più scrivo, meglio scriverò
- più alleno la mia velocità, più riuscirò a produrre contenuti migliori in poco tempo
- più cedo al perfezionismo, all’iper correzione e al voler editare, meno riuscirò a produrre
Semplicemente, scrivo > edito > faccio il grammar check di Google Documenti > rileggo una o due volte, e via con la prossima.
Più aspetti, più arrivano i ripensamenti, più ti vien voglia di modificare… brutta roba.
Motion beats zeghe mentali.
Concludo con un trucchetto ninja: ho notato che mandarmi la mail di prova e rileggere il testo lì aiuta parecchio a evitare le magagne, perché il testo ha un aspetto diverso che sul documento Google, e quindi è più facile rilevare gli errori.
Oppure, banalmente, lo dai in pasto a gippitì, e gli chiedi di segnalarti i refusi, che poi correggerai manualmente. Anche se la sua concezione di “refusi” è piuttosto creativa, e rischi di perdere altro tempo per scremare cosa è un refuso da cosa non lo è.
Insomma: qualcosa ogni tanto scapperà fuori, ma il tempo vale troppo per perdere ore per rendere perfetto ogni singolo contenuto.
Questa era una delle mail che ho mandato qualche tempo fa alla mia lista.
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