Lo scorso 11 maggio sono stato a Torino con la Dolce Consorte per il Salone del Libro di Torino.
A parte una piacevole cena in compagnia della famiglia di un mio vecchio amico, più un bel pacco di nuovi libri che chissà quando riuscirò a leggere, ecco 7+1 riflessioni – ciascuna con la sua micro-storia – che mi sono portato a casa.
1. I viaggi arricchiscono la mente ma sono nemici della produttività
Nella mia esperienza, viaggiare significa ottenere un quantitativo di stimoli impossibile da ottenere tra le umide, accoglienti e oscure pareti della mia caverna.
E se questa è una ricchezza per la mente, è un veleno per la produttività.
La produttività infatti richiede abitudini, sistemi e la mente libera, focalizzata solo sul task che devi portare a termine.
Ma quando tutto attorno a te è nuovo, è impensabile che la mente sia così libera, focalizzata e scattante come quando sei in un ambiente che conosci come le tue tasche.
Risultato?
Essendo stato via due giorni e mezzo, tutte le mie routine sono saltate, e ci ho messo tutta la giornata di lunedì per tornare ai miei soliti ritmi creativi e di produttività.
Magari questo a te non succede, magari sì.
L’importante è sapere che cos’è che ti fa rendere di più e cosa di meno, e strutturare le tue attività in modo da non dover correre dietro alle deadline.
2. Non c’è come immergersi in un evento legato a qualcosa che ti interessa per rinsaldare la motivazione e trovare nuove idee
Forse non lo sai, ma nella mia vita non esiste solo il lavoro.
I libri sono ciò che mi ha accompagnato dall’adolescenza all’età adulta, e dopo una “sbandata” per i videogiochi durata più di quanto avrei voluto, sono tornati a essere i protagonisti del mio tempo libero.
Sia saggistica che narrativa.
E coltivando il sogno di scrivere un libro tutto mio, camminare nel bel mezzo del Salone del Libro, dove sei circondato da amanti dei libri, scrittori e case editrici, ha rinforzato la mia motivazione e mi ha dato un’ulteriore spinta a portare avanti quello che sto facendo.
Un po’ come è stato per il lavoro quando sono andato a Robocopy Live (un evento verticale sul copywriting organizzato da Marco Lutzu) lo scorso febbraio.
Il mio consiglio?
Vai almeno a due-tre eventi l’anno delle cose che ti interessano, e vedrai che tornerai a casa con ancora più interesse e un sacco di idee nuove.
3. Non mettere su un piedistallo le persone che ammiri
Al Salone mi è capitato di fare quattro chiacchiere con uno scrittore che ammiro molto, e non ho cercato di fare bella figura o sembrare chissà che.
Semplicemente, mi sono posto così come sono, e dalla chiacchierata che è nata ho anche tratto alcuni spunti interessanti a livello personale (no, non ti dirò MAI quali sono).
Detto in altro modo, ho cercato di essere il tipo di persona che mi piacerebbe incontrare se fossi al suo posto.
Una persona che non ti mette sul piedistallo, ma ti tratta… come un essere umano.
Questo è un concetto che ho imparato da quel sant’uomo di Ben Settle, e che da allora è parte integrante del mio modo di fare e di pensare.
Pensa a questo.
Anche Elon Musk, Kim Kardashian, Madonna e Jeff Bezos fanno i rutti, la cacca e le puzzette proprio come le fai tu.
(Mark Zuckerberg no, perché lui è rettiliano)
E “mettere queste persone sul piedistallo”, ovvero trattarle come se fossero degli esseri soprannaturali, non solo ti mette in uno stato “di inferiorità”, ma il più delle volte ti farà fare la figura del c*glione.
Inoltre, pensa a questo:
Non sai mai quello che può accadere in futuro.
Un giorno potresti anche trovarti a sedere al bar a bere una birra con quella persona che oggi ammiri da lontano.
Ma se la tratti come se fosse un extraterrestre, è quasi impossibile che ciò accada.
Fare la parte del classico fanboy o fangirl ti renderà uguale a tutte le altre persone con cui queste persone hanno a che fare, ma soprattutto…
4. I fanboy/fangirl medi sono la cosa più creepy che esista
Poco dopo aver mangiato, io e la Dolce Consorte abbiamo lasciato il nostro posto a due ragazzi che lavoravano in uno degli stand.
Incuriosito da come fosse il Salone del Libro visto “dall’altra parte della barricata”, mi sono fermato a fare due chiacchiere con loro.
Questi ragazzi mi raccontavano che il loro stand aveva avuto la sfortuna di essere piazzato troppo vicino a quello dove c’erano le opere di Zerocalcare, e quando l’autore si è presentato a fare un firmacopie, non si riusciva a passare.
Ergo, il loro stand era più deserto di un bar senza alcolici.
Da lì, si sono messi a lamentarsi dei fan di Zerocalcare – che è un loro amico – perché non lo lasciano in pace manco quando va al cesso.
Mi raccontavano in particolare di un episodio agghiacciante in cui Zerocalcare era a un evento per incontrare i genitori di un ragazzo che lui conosceva, e che purtroppo era venuto a mancare.
E mentre era lì a parlare con questi signori, nonostante fosse evidente che si trattava di un momento molto delicato, ‘sti fanboys and girls di sta ceppa continuavano ad andare lì a buttargli sotto il naso i libri da autografare, senza un minimo di rispetto e di empatia.
Brutta roba, signori.
Non so come abbia fatto lui a non sclerare, perché al posto suo io mi sarei incazzato di brutto.
5. Se non provi a vendere, tante persone non compreranno
Questa la sapevo già, ma fa sempre bene ricordarla.
Ero allo stand di una piccola casa editrice, attirato da un librogame a tema zombie.
Mi faccio raccontare di che si tratta, la ragazza mi spiega che è il primo di tre, e che c’è un’offerta per chi prende tutti e tre.
Alla fine decido di comprare il primo, e la ragazza mi fa “Posso tentarti col 3×2?”
Visto che amo gli zombie e che alla fine non mi sarebbe costato molto di più, ho accettato.
Ma se lei non avesse tentato di vendere, al 100% sarei andato via con un solo libro.
E se moltiplichi questo per tutti i visitatori, vedrai che a fine giornata farà una bella differenza.
Trova il modo di applicare questa cosa a ciò che fai, e ne otterrai solo vantaggi.
6. Le persone che hanno già ottenuto i risultati che vuoi sono le uniche che dovresti ascoltare
Durante la chiacchierata con lo scrittore di cui ti parlavo prima, sono rimasto con le orecchie bene aperte.
E anche se quella persona non mi ha dato dei consigli in modo esplicito – del resto, io non glieli ho chiesti – dalla scelta delle parole che ha utilizzato ho capito alcune cose che avrei dovuto modificare per migliorare quello che sto già facendo.
Perché ti dico questo?
Perché tutti attorno a noi si sentono sempre in diritto di parlare e dare consigli.
Professionisti su LinkedIn, laggente su Facebook, amici, famiglia, conoscenti… tutti quanti.
Soprattutto sulle cose di cui sanno poco o nulla.
Ma per definizione, se ascolti i consigli di chi non è riuscito a ottenere quello che vuoi tu, tu non riuscirai mai a ottenerlo.
Perché i risultati si possono ottenere solo portando avanti per abbastanza tempo le azioni necessarie per ottenere quegli stessi risultati.
Quindi, se ci tieni tanto a qualcosa, meglio concentrarsi sulle parole di chi sa davvero come si fa.
Perché tante persone sono brave a parlare, ma quando si tratta di guardare a cosa hanno combinato nella vita, hanno sempre una buona scusa pronta per giustificare i loro insuccessi e non ammettere le loro colpe.
7. Non sempre ciò che è buono all’inizio lo sarà anche più avanti
Alla sera, dopo aver cenato in un ristorante coreano assieme alla Dolce Consorte, ci siamo fermati per un drink veloce in un piccolo pub medievaleggiante.
Vedendo che c’era l’idromele, da amante della bevanda, ho deciso di prendere quello.
Al primo assaggio, la bevanda si è rivelata un “orgasmo sensoriale”: dolce, profumato e speziato.
Ma essendo che quell’idromele era stato fatto con la “tecnica dei poveracci” (infusione del miele in alcol, invece che fermentazione del miele in acqua, come dovrebbe essere fatto), era molto più dolce e forte dell’idromele che mi produco da solo a casa.
Talmente dolce e talmente forte che dopo pochi sorsi ha iniziato a diventare stomachevole, e ci ho messo una vita a finirlo.
Tutto questo mi ha ricordato tutte quelle abitudini cattive che ti fanno stare bene all’inizio, ma che alla lunga te lo mettono nel cubo: fumare cose, bere alcol, fare tardi la sera, mangiare cibo spazzatura, perdere troppo tempo sui social, alla TV o ai videogiochi…
Immorale della favola: non sempre ciò che è buono all’inizio lo sarà anche più avanti.
Anzi, spesso e volentieri la regola è:
“Se un qualcosa ha dei benefici immediati, ti presenterà un conto salato alla fine.”
BONUS: il sabato al Salone del Libro è invivibile
Per ultima la considerazione più scontata: il Salone del Libro, al sabato, è un carnaio.
Abbiamo girato bene la prima oretta, poi alcune sezioni sono diventate invivibili.
Se unisci il fatto che il Salone del Libro è molto grande, il risultato è che siamo stati costretti a concentrarci su pochi stand selezionati, e vedere poco di tutto il resto.
Abbiamo pure tentato di farci autografare un libro dal Magister Barbero, solo per scoprire che i tagliandi necessari per presenziare al firmacopie (sic) erano andati esauriti.
Insomma, a meno di non voler seguire incontri specifici, per chi ne ha la possibilità meglio puntare sul giovedì, sul venerdì o sul lunedì.
Si gira meglio, ci si stanca di meno e si vede di più.
E con questo finiscono le mie riflessioni post-Salone del Libro.
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