Lezioni di vita da un bambino di 5 anni

lezioni di vita

A volte, certe importanti lezioni di vita arrivano da dove (e da chi) meno te lo aspetteresti.

Personalmente, molte riflessioni nascono da quello che fa o dice mio figlio, aka “il Mezzuomo”.

Una sera, ad esempio, il Mezzuomo era triste per un motivo serio.

Era preoccupato di quando se ne andrà da questo mondo.

Piangeva perché quando andrà in cielo non vuole lasciare indietro i peluche che gli fanno compagnia quando dorme nel suo lettino.

Ma soprattutto, è preoccupato di abbandonare il suo pupazzetto di Totoro, che non abbandona praticamente mai.

Come mai questi pensieri, se ha poco meno di 5 anni?

Beh facile.

La bisnonna se n’è andata meno di un anno fa, e da poco abbiamo dovuto salutare per sempre il vecchio Schony, il pastore tedesco dei nonni.

Nel bene o nel male, il mio piccolino ha iniziato a capire cosa sia la morte.

Ha iniziato a farci domande, a cui noi abbiamo cercato di rispondere al meglio delle nostre possibilità.

E di fronte a uno dei più grandi misteri della vita, ora è preoccupato di andarsene lasciando della roba indietro.

Io è qualche anno che ci penso.

Non tanto alla fine della vita, quanto piuttosto al non lasciare le cose indietro quando questa, inevitabilmente, arriverà.

A livello personale, so di aver buttato tanti anni nel cesso.

Li ho sacrificati sull’altare della gratificazione istantanea, perché non avevo una direzione o uno scopo nella vita.

Ma non lascio che questo mi butti giù, anzi.

Sfrutto i miei errori come lezioni di vita, e da qualche anno sto andando nella direzione opposta.

Non verso l’assenza di gratificazioni, sia chiaro.

Ma nel ridurre il più possibile le gratificazioni finì a sé stesse in favore dell’inseguimento di obiettivi più grandi.

Perché se non ci lavori su, se lasci che la vita ti viva senza inseguire qualcosa di più grande, arriverai alla fine con tanti rimpianti.

Oltre al fatto che non si può tornare indietro, una delle cose brutte della vita é che più vai avanti, meno tempo e meno energie hai per dedicarti a questi obiettivi.

Ovvio, non è troppo tardi finché non è davvero troppo tardi.

Ma come per tutte le cose buone, prima si inizia, meglio è.

Io credo che abbiamo tutti due doveri nella vita.

Il primo è di non deludere il nostro “me stesso” del futuro, quello che sa che la sua ora non è lontana e si mette a fare due conticini.

Tradotto nella pratica, significa fare da subito quelle cose che non ci facciano pentire di come abbiamo vissuto quando saremo vicini alla fine.

Il secondo è quello di ispirare a fare lo stesso gli altri attorno a noi.

Non con le parole, ma con i fatti.

Perché i fatti (e il principio di riprova sociale) valgono più di 1000 sermoni.

Tornando alle azioni, come capire se fare qualcosa ha senso oppure è solo un vicolo cieco?

Io sfrutto il test dei 30 anni.

Se tra 30 anni, aver fatto quella cosa non avrà alcun beneficio ma anzi, mi farà pentire di averla fatta, meglio evitarla.

Ma se tra 30 anni potrò dire di essere orgoglioso di aver dedicato tempo ed energie a quella cosa, allora vale la pena farla da subito.

E se è vero che “la prossima settimana” è meglio che “mai”, “subito” è meglio che “domani”.

Perché iniziare qualcosa di nuovo o fare quel primo passo nell’ignoto è più facile se hai la spinta dell’entusiasmo.

Riflessioni non leggere e senza ironia, oggi.

Ma spero che ti possano tornare utili.

Questa è una mail che ho mandato qualche tempo fa alla mia lista.

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Alla prossima!

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